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Il Blog del Calcio

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martedì, aprile 26, 2005

La CREMONESE si sveglia in B

La squadra di Roselli in B dopo 6 anni e 2 promozioni di seguito

Fra gite fuori porta e manifestazioni varie, ieri pomeriggio in pochi a Cremona pensavano alla festa per la promozione in serie B. Invece, proprio nel turno in cui i grigiorossi riposavano (il bomber Prisciandaro era a Bari con famiglia) arriva la certezza matematica del primato, conquistato con ben 3 giornate d'anticipo sulla fine del torneo. Da sottolineare che il Mantova, pur raggiungendo la Cremonese, a parità di punti sarebbe seconda per gli scontri diretti (1 punto contro 4). La festa, dunque, comincia in sordina a causa dell'effetto sorpresa, ma c'è da scommettere che durerà per almeno altre 3 settimane. L'ultima annata nei cadetti risale al 98/99, conclusasi con la formazione di Salvemini (Marini esonerato) malinconicamente ultima. Poi, retrocessione in C2 e 4 stagioni all'inferno, l'ultima delle quali vede i grigiorossi vittoriosi in tutte e 4 le partite di play-off contro Pizzighettone e SudTirol e di conseguenza la promozione in C1. Quindi, è B al primo tentativo e senza bisogno di spareggi. Senza dubbio uno degli artefici della doppia promozione è da considerarsi l'allenatore Giorgio Roselli, che i più attempati ricorderanno debuttante nell'Inter 76/78, mentre i più nostalgici fantasista nel Bari e nel Taranto 87/90 (91 presenze, 19 gol). Due stagioni orsono salva il Varese sostituendo Morales e "vincendo" i play-out pareggiando 2 volte contro la Carrarese. L'altro protagonista, con i suoi 18 gol fin'ora, è il bomber Gioacchino Prisciandaro, 54 gol in 3 stagioni al Martina Franca, altri 41 nelle ultime due in grigiorosso, niente male per un trentaquattrenne!
Nell'altro girone, il Rimini si sveglia in tempo e rischia di vincere ad Avellino: 1-1 ed il primato è salvo.



Il primo verdetto dunque è stato emesso. Oltre alla Cremonese, il Pavia fa felice la Sangiovannese, che, passando col gol di Morelli nella ripresa, conquista la salvezza matematica. Al Mantova non basta il ritorno al gol di Dario Hubner (38 anni giovedì prossimo), perché come abbiamo detto, anche a pari punti, la Cremonese avrebbe il vantaggio degli scontri diretti. Intanto, Pavia a parte, le solite 4 sorelle si giocano 3 posti play-off, Mantova, Grosseto, Frosinone e Pistoiese. Drammatico il duello in fondo alla classifica fra Prato e Como, vittorioso per 1-2 proprio in Toscana.

Nel girone B il big match consacra il primato del Rimini, anche se mancano 3 giornate... I romagnoli controllano la prima frazione e passano su azione confusa che l'argentino Ricchiuti chiude in gol al 9° della ripresa. Qui inizia un'altra partita, con i padroni di casa all'arrembaggio; purtroppo però l'1-1 di Millesi arriva solo al 31° e grazie ai salvataggi di Dei e un pò di sfortuna, il risultato non cambia. Dietro, altra impresa del Napoli, sotto al San Paolo 1-2 col Foggia, finisce 3-2 (Pià e Scarlato nei 2 minuti di recupero!). Ancora una volta però, a sorprendere è la Sambenedettese trascinata dal fantasista Leon, che dopo la vittoria di Ferrara, si conferma protagonista in casa contro il Lanciano: 2-0 con doppietta.In lizza per un posto play-off anche Reggiana e Padova, entrambe vittoriose ( Fermana e Chieti), che domenica prossima si affrontano in uno spareggio-anteprima: chi vince probabilmente elimina l'avversario dallo sprint finale. Intanto si affloscia il Benevento che cede in casa al Sora (1-2) e domenica va a Rimini.

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giovedì, aprile 21, 2005

Totti vs Ibrahimovic 5-3


Totti espulso per il pugno ai danni di Colonnese

Ibrahimovic in lotta con Mihajlovic




Dopo le super-sentenze e regole contro le tifoserie "calde" del nostro calcio, arrivano, è di poche ore fa, le sentenze del giudice sportivo per le partite giocate ieri.

Totti starà fuori per 5 giornate e potrà giocare solo l'ultima di campionato, Ibrahimovic salterà 3 partite (1 giornata per somma di ammonizioni e 2 per la prova tv).
Troppo dure? Forse no.

Il capitano della Roma è da molto tempo che si lascia andare al nervosismo e a gesti che del grande campione hanno veramente poco. Va bene la tensione della partita e l'agonismo ormai eccessivo della serie A, va bene che la Roma quest'anno sta facendo una stagione imbarazzante e che lui stesso, da sempre anima e cuore di questa squadra, senta il passare degli anni con la conseguente constatazione che non riuscirà mai a vincere qualcosa di veramente importante: trofei, per capirci, che trasformano un gran giocatore in campione.
Non basta fare dei gran goal e fare uscire dei dvd che li raccolga: un campione lo è sempre soprattutto nelle situazioni di maggior tensione; troppo facile fare fair play quando si vince.
Detto questo giuste le 5 giornate proprio per quanto detto e perchè troppe volte è stato graziato.

Il signor Ibrahimovic invece subisce la squalifica pesante per una gomitata ai danni di Cordoba. Anche in questo caso il giocatore svedese ha dimostrato che sotto il punto di vista della disciplina ha ancora molto da imparare.
Non è il primo caso infatti che lo vede protagonista in questo campionato: troppe volte ha eccesso in scatti nervosi più o meno violenti e troppe volte è stato non visto o graziato. Anche Capello ha ammesso, qualche settimana fa, che dovrebbe spegnere i suoi bollenti spiriti quando è in campo. Speriamo, per lui, che queste 3 giornate gli servano per riflettere. Lo scandalo non sono le giornate di squalifica ma il fatto che abbia finito la partita.
Come detto per Totti, non bastano una manciata di finte, qualche goal e paragoni azzardati (Van Basten) per definire campione un giocatore.

L'educazione in campo e la sportività va oltre tutto questo, non lamentiamoci poi se chi sta sugli spalti ha comportamenti violenti: magari se i protagonisti stessi usassero di più la ragione potremmo arrivare realmente agli stadi senza barriere, come succede in Inghilterra.
E' forse utopia?

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martedì, aprile 19, 2005

Quello che non vedi... C1 in dirittura d'arrivo

Julio Cesar Leon, 26 anni, onduregno, apre le danze a Ferrara e regala alla Samb un posto provvisorio nei play-off con un eurogol da 30 metri.

Ancora un bellissimo posticipo ieri sera su RaiSportSat; Spal e Sambenedettese si giocavano le residue speranze di agganciare il treno play-off a poche giornate dalla fine del girone B della C1. Intanto la capolista Rimini combina la frittata pareggiando in casa con la Reggiana (0-0) ed ora è attesa "grande grande" ad Avellino con soli 3 punti di vantaggio. Se domenica prossima gli irpini dovessero vincere, a pari punti sarebbero primi! Il Napoli, "spuntato" per l'indisponibilità improvvisa di Calaiò, Sosa e Capparella, non va oltre lo 0-0 a Sora, ma va bene così. Il colpo di scena va in onda subito dietro: dramma Padova e bingo di Benevento e Sambenedettese.
Nell'altro girone la Cremonese prepara la festa (4-1 sulla Fidelis Andria), mentre il Pavia prima rischia a Busto, poi va in vantaggio, ma fa harahiri al 89° (3-3). In coda insperato sorpasso del Prato ( 1-2 a Pisa) ai danni del Como (1-2 col Frosinone).



Dicevamo dell'avvincente posticipo Spal-Sambenedettese: alla fine la spuntano i rossoblu di Ballardini, che scommette sul rientro del fantasista Leon, ex Reggina e Fiorentina, salvo un breve passaggio a Catanzaro ( 7 presenze, 1 gol) nella stagione in corso, e fa bene. Al 18° del 1°tempo, l'onduregno sfodera uno di quei tiri che ti sogni prima di scendere in campo, tipo "oggi vorrei fare un gol così", da 30 metri, un missile che stampa l'incrocio alla destra di Pierobon e s'infila nell'angolo opposto: roba forte! La Spal risponde colpo su colpo con Selva e le folate di Lacanna, ma sono ancora gli ospiti in contropiede che trovano il raddoppio con Martini. In realtà il tiro di quest'ultimo timbra la traversa e sembra rimbalzare aldiquà della linea di porta. Ravizza, collaboratore dell'arbitro signor Crugliaro di Crotone, la vede dentro: sarà beccato dal pubblico per tutta la gara, ma è 0-2. Nella ripresa la Spal carica a testa bassa e trova il gol con Selva al termine di un'azione rocambolesca iniziata con un fallo di sfondamento di Cunico. Una manciata di minuti dopo ci starebbe anche il pari, ma sempre Ravizza sbandiera un fuorigioco in maniera colpevolmente tardiva; le immagini, grazie all'attenta e precisa regia di Umberto Orti (replay con immagini strette ed incomprensibili dopo 5 minuti dall'azione... complimenti!) non chiariscono. Nel finale i padroni di casa non riescono a pareggiare e la Samb si ritrova al quarto posto in compagnia del Benevento, che inguaia il Padova. Molino segna una doppietta, al 3° e al 39° del primo tempo, subito dopo il pari di Maniero (37°). Nella ripresa i campani si chiudono ed il Padova di Ulivieri non ha la forza per rimediare alla sconfitta, pesantissima! Domenica prossima turno interessantissimo, con Avellino-Rimini, Benevento-Sora, Chieti-Padova, Napoli-Foggia (una volta un classico!), Reggiana-Fermana e Samb-Lanciano.

Nell'altro girone la Cremonese mette un piede in B, ma non è finita. Mercoledì turno infrasettimanale (il campionato è a 19 squadre!) con la capolista che sta a guardare avendo già giocato questo turno contro la ProPatria (0-1 per i grigiorossi) ed il Pavia che affronta in casa il Vittoria (ore 18:00). Il Frosinone, reduce dalla vittoria a Como, che ora è ultimo ed aspetta sempre in casa il Grosseto, ospita il Mantova, per una delle partite più interessanti della giornata. La Pistoiese riposa dopo lo spauracchio Acireale: sotto di 2 reti in casa, gli arancioni trovano i gol di Alteri (32° pt) e Catacchini (35° della ripresa) per il 2-2 finale.



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lunedì, aprile 18, 2005

Tolleranza zero? Così si perde il bello del calcio

Lo striscione di ieri dei tifosi del Brescia dedicato a Carraro

Finalmente una domenica senza incidenti. Con la tolleranza zero un week-end all'insegna della non violenza, senza episodi eclatanti e senza fumogeni. Cantano vittoria i rappresentanti delle istituzioni e molti quotidiani si accodano. Almeno su una cosa siamo daccordo: viva le domeniche senza violenza. Ma, aggiungiamo, questa è stata anche una domenica senza pubblico. Avevamo paventato l'assoluta inadeguatezza delle nuove regole nel garantire i diritti degli sportivi "tout-court", che fatalmente hanno finito per restare a casa o, magari, fare una passeggiata al parco. Sempre meglio che andare a mettere a repentaglio la propria incolumità negli stadi che ormai sono stati dichiarati a tutti gli effetti zone a rischio. A Brescia, spettatori 5000 circa (in pratica solo le 2 curve), a San Siro 5000 paganti per un totale di 30.000 spettatori a fronte di 44.000 abbonati, a Bologna, dove era di scena la Lazio, circa 2000 paganti. Insomma, le nuove norme finiscono per consegnare definitivamente gli stadi ai capi ultras, affossando il rito della domenica pomeriggio (già compromesso dall'avvento della Tv a pagamento) e consacrando il luogo dell'evento calcistico ad arena pericolosa in cui la violenza potrebbe scatenarsi da un momento all'altro. Non è certo un bello spot per lo spettacolo calcistico.


La foto qui a fianco si riferisce invece ad un altro esempio della cosiddetta tolleranza zero usata a sproposito: i compagni di squadra cercano di nascondere Cossato, che ha appena segnato il gol del 2-0 per il Chievo, ma non riusciranno ad evitargli l'espulsione. Ne parliamo nella seconda parte del pezzo.





Da segnalare l'unico brivido che avrebbe potuto far scattare le nuove contromisure: in serieD, girone G, durante la gara Lavello-Ariano Irpino (1-0), ad un quarto d'ora dalla fine pioveva in campo un fumogeno... apriti cielo! Ma fortunatamente l'arbitro Calò di Molfetta (buon senso 10, altro che tolleranza zero!) faceva regolarmente finire la gara.
Ma c'è un altro episodio accaduto ieri pomeriggio, che dimostra quanto i dirigenti del calcio italiano brancolino nel buio quando si tratta di "inventare" nuove regole, senza mai neanche sfiorare il problema. I calciatori sono prima di tutto uomini e si sa, possono sbagliare. Le emozioni, che sono l'essenza dell'evento sportivo, possono tradire, ma conferiscono tutto il fascino al gesto tecnico, al risultato, alla voglia di superarsi. Qual'è il momento più bello del gioco del calcio, il culmine, quell'attimo capace di scatenare la gioia di grandi e piccini, lo scopo finale, il punto d'arrivo del lavoro di tutta la settimana e a volte di un'intera annata? Il gol!!!
Ieri pomeriggio in Chievo-Parma, rientrava Federico Cossato, 33 anni, attaccante molto sottovalutato. Il Chievo come si sa, non naviga in acque tranquille e lotta per la salvezza. Federico Cossato non segnava dal lontano 12 dicembre 2004(doppietta al Palermo). Al 33° della ripresa, col Chievo in vantaggio per 1-0 (Pellissier al 21°), col Parma alla ricerca del pareggio (non si dimentichi il 3-3 col Palermo in 10 contro 11 acciuffato al 93°), Federico Cossato incorna la rete del 2-0 che chiude la gara e permette alla sua squadra di fare un salto triplo in classifica. La sua gioia è incontenibile, chissà da quanto l'aspettava questo momento. Nella sua corsa verso la curva si toglie la maglia. Purtroppo non si può fare. I suoi compagni attuano un simpatico siparietto nel tentativo di permettere al giocatore di rivestirsi senza essere visto dal direttore di gara. Purtroppo Cossato si era beccato un cartellino giallo due minuti prima e Farina, non può che seguire il regolamento: secondo giallo ed espulsione. I padroni del calcio si ostinano a tirare fuori dal cilindro le trovate più assurde per il bene dello "spettacolo", dicono loro. E l'esultanza per un gol atteso per mesi? No, non è uno spettacolo. Dal momento che i tempi di recupero vengono attentamente valutati dai direttori di gara, crediamo che la regola dell'esultanza vietata sia una delle più obsolete. Come minimo andrebbe aggiornata, diciamo dando più discrezionalità all'arbitro che potrebbe valutare l'entità dell'esultanza in base al contesto della gara. Semplice no? No. I padroni del calcio pensano alla moviola in campo, ad orari sempre più sfasati, a microchip ed altre diavolerie. Noi i complimenti li facciamo a Federico Cossato questa volta.

Questo calcio ci fa SKYfo!



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venerdì, aprile 15, 2005

Altro giro (di vite)... altro regalo (ai teppisti)!

Il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu

Dopo l'avvento di Sky con i suoi "diritti", gli orari assurdi, i campi di lattice, la vekkia nomenclatura del calcio italiano, puntualmente riconfermata anche se incapace di proporre uno straccio di idea su come salvare il salvabile e chi più ne ha più ne metta... ci mancava Pisanu!
Ricorderete che lo scorso anno, i "tifosi", per così dire, di Lazio e Roma s'inventarono il pestaggio di un bambino da parte delle forze dell'ordine per far saltare il derby con la benedizione dei capitani delle due squadre. Bel colpo! Ma ormai, questi cosiddetti "tifosi" potranno risparmiarsi noiose riunioni settimanali, nottate in bianco e brainstorming vario. Basterà lanciare due fumogeni per far sospendere la partita! Alè!


Complimenti per aver garantito in modo così pulito i diritti (quelli sì!) sacrosanti dei veri sportivi, cioè di coloro che vogliono andare allo stadio, magari con moglie e figli, a godersi una sana e divertente partita di calcio. Con le decisioni a dir poco frettolose, prese nei giorni scorsi, alla luce degli avvenimenti dell' euroderby milanese e dell'ultimo fine settimana, i tutori dell'ordine hanno consegnato su un piatto d'argento ai teppisti della domenica, la possibilità di interrompere avvenimenti sportivi non appena la situazione di punteggio lo richiedesse. Ma quanto ci avranno pensato per arrivare ad una conclusione così intelligente?!
Proviamo a buttar lì qualche elementare considerazione. Da tempo si sente dire che i capi-ultrà sono personaggi ben conosciuti nell'ambito societario e che sono anche in grado di organizzare il comportamento di un'intera curva. Spesso, vengono "invogliati", diciamo così, a seguire la squadra fino in capo al mondo. Benissimo! Infatti, le società sono considerate responsabili di atti di violenza... bla bla bla. Spesso questi "tifosi", causa reati già commessi, sono "interdetti" dagli stadi, ma solo sulla carta, come l'autore del lancio del famoso scooter a S.Siro. Allora?
Fumogeni, petardi, striscioni razzisti e bandiere naziste, bombette e cotillon (a volte armi in piena regola), sono o non sono vietati all'interno degli stadi? Eppure...
Voi sportivi "mortali", siete mai stati perquisiti all'ingresso dello stadio? Si. E scommetto che vi hanno sequestrato il tappo di una innocentissima bottiglietta d'acqua che non vedevate l'ora di scagliare contro l'arbitro! Allora?
Dal momento che detti "tifosi" sono "noti" alle forze dell'ordine e che gli stadi sono talmente pieni di telecamere da far impallidire la casa del "grande fratello", perchè non si riesce a far rispettare le regole? Basterebbe questo, applicare le leggi...
Allora, se Pisanu, che è ministro degli Interni, che significa che è il re-spon-sa-bi-le dell'ordine pubblico, anche all'interno degli stadi, non è in grado di permettere a noi sportivi "mortali", che ne abbiamo diritto sacrosanto, di andare allo stadio, magari con famiglia, a goderci una partita di pallone... beh, vuol dire che il ministro Pisanu va esonerato dall'incarico! Come un allenatore quando la squadra retrocede!
Con questo modo di fare, la partita è persa in partenza. Il punto è tutelare i diritti e l'incolumità di chi a calcio vuole giocare e di il calcio lo vuole vedere. La risposta delle istituzioni, invece, dimostra in questo caso una inettitudine disarmante: "Fate casino allo stadio? Tutti a casa, non si gioca!" Come all'asilo nido! Sarebbe come punire 100 per educarne uno. Istituzionale!

Questo calcio... ci fa sempre più schifo!!!


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Carraro: ultras violento!


La curva della Lazio nella partita contro il Livorno


Franco Carraro

Dopo una settimana piuttosto calda per il calcio italiano, ma soprattutto per le "tifoserie", si avvicina un altro week-end di calcio giocato (e non solo!)

Ricapitoliamo velocemente quanto successo.
Domenica scorsa scontri a Roma tra tifosi della Lazio e del Livorno, con sventolio di bandiere naziste in curva laziale. Aggiungiamo (vedi foto) uno striscione enorme con la scritta "Roma è fascista" e simboli esposti a modi "bandiera della pace" per tutta la durata della partita.
Martedi sera l'Euro-derby con la contestazione (organizzata e premeditata) dei tifosi nerazzurri, stanchi di 15 anni di delusioni.
Mercoledì a Torino scontri tra tifosi bianconeri e la polizia.

Come già ho spiegato nell'altro post questo tipo di manifestazioni non è mai casuale e se compare uno striscione di parecchi metri il motivo è solo uno: era nelle intenzioni di tutta la curva che fosse ben visibile, diversamente i capi curva non avrebbero permesso che fosse messo in bella vista.

Carraro dopo anni che è al comando, senza mai aver dato un apporto utile al nostro calcio, si ripete anche in questi giorni: le nuove norme che si dovrebbero applicare già dalle partite di stasera sono la conferma di come, anche in questo caso, si sia agito solo per la facciata e non con il buon senso e per il bene di tutti quelli che vanno allo stadio e seguono le partite.
L'idea di interrompere la partita in caso di lancio di oggetti o di tafferugli prima dell'inizio della stessa, consegna nelle mani dei teppisti (non tifosi o ultras, attenzione!) le chiavi per decidere come la domenica calcistica possa andare. Se martedi a S.Siro si sono organizzati per fermare il match, figuriamoci cosa può succedere in situazioni di bassa classifica, ormai a poco più di un mese dalla fine del campionato.

Domenica 17, ore 15, Brescia-Atalanta. Si giocherà?

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mercoledì, aprile 13, 2005

Euro-Derby: il ritorno (amaro)


Il tiro di Shevchenko che segnerà l'1-0
Materazzi e Rui Costa di fronte ai fumogeni




Dopo 6 giorni ancora di fronte per l'esito finale di questa sfida che ha fatto chiaccherare tutti, a Milano e non.
Torna Adriano grazie a un super recupero dopo l'infortunio e non gioca Gattuso squalificato.

La gara assume subito le tinte di quella precedente: Inter a testa bassa, ma con confusione, all'attacco della difesa impenetrabile e di Dida, Milan attento ma sempre conscio della propria forza e mai veramente pericoloso.

Il goal di Shevchenko, un capolavoro per tecnica di esecuzione, preparazione e lucidità, chiude ogni discorso sulla qualificazione alle semifinali. L'Inter con grande onore continuerà a battersi, perchè dopotutto è pur sempre un derby e perchè lameno un goal al Milan in questa stagione gielo vorrebbe fare, dato che per il gioco creato lo meriterebbe anche.
Il goal arriva, ma viene annullato per una presunta, e ininfluente, spinta di Cruz su Dida. Qui finisce il derby sul campo verde.

Inizia quello della curva nord nerazzurra.
Il lancio di fumogeni invade l'area sottostante, portando alla decisione di sospendere la partita.

L'azione premeditata della curva serve a colpire solo ed esclusivamente la società Inter: non è stato il goal a scatenare il lancio di oggetti ma un'organizzazione ben precisa. L'inter anche con quel goal ne avrebbe dovuti segnare altri 3 in 15 minuti per potersi qualificare. L'organizzazione in curva era ben chiara: "se si mette male a 20 minuti dalla fine interveniamo noi!"
E così è stato.

Non si dica che la colpa in questi casi sia di pochi, non scherziamo. Chi va allo stadio, qualunque esso sia, e magari in curva, sa benissimo come funziona. Il tifo è organizzato in diversi gruppi che fanno comunque capo a poche persone, le quali si occupano delle trasferte, degli striscioni, delle coreografie, ecc. Spesso sono "aiutati" economicamente dalle stesse società proprio per avere sempre i tifosi al seguito della squadra. Il comportamento in curva è dettato da delle linee guida molto semplici. Se qualcuno agisce "contro" la curva viene sicuramente individuato e bloccato. Il fatto che i fumogeni ieri provenissero da tutta la curva è indice del fatto che tutto era premeditato.
Ricordiamo inoltre che per le competizioni UEFA l'utilizzo di fumogeni è vietato. Non è quindi casuale quello che è successo.

L'unica cosa che spiace di tutto ciò è che la città di Milano, da sempre un bell'esempio per i derby, ne esca quantomeno un po' acciaccata, facendo una figura pessima.

Venerdì la UEFA si riunisce per decidere il destino dell'Inter. Se la condanna, come pare, sarà dura (squalifica per un anno dalle coppe europee) la curva nord avrà raggiunto l'obiettivo: contestare la società e recarle un bel danno economico. Complimenti!

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martedì, aprile 12, 2005

Una notte da A

Renzo Ulivieri, 64 anni, al secondo anno sulla panchina del Padova;
Edy Reja, 59 anni, dal 18 Gennaio sulla panchina partenopea.

In mancanza del posticipo di serie A, domenica sera, 10 Aprile, alle 20:30 va in scena la nostalgiA, o se vogliamo, un possibile, immediato, futuro. Stadio San Paolo, 45.000 spettatori, di fronte due signori allenatori, due squadre, Napoli e Padova che lottano e non si risparmiano fino all'ultimo. Se si leggono le formazioni vengono i brividi a pensare che trattasi di serie C1. Nel Napoli, fra gli altri, Gianello (imbattuto da 429 minuti), Grava, Scarlato (grande partita la sua), Fontana, motore autentico del centrocampo, Montervino, Consonni, uomo gol da qualche giornata, Abate (preferito a Pià dall'inizio), Calaiò ed una panchina che definire di lusso è un eufemismo. Nel Padova, Statuto, De Franceschi (il migliore dei suoi, ferma l'imbattibilità di Gianello a 478 minuti), Ginestra ed in panca un argentino di lusso, La Grotteria, reduce da infortunio, ancora non al meglio.



Ci sarebbe il posticipo della B, un interessante Modena-Verona, fondamentale per i play-off, finirà col 2-0 dei padroni di casa, neanche troppo combattuto. Non si può resistere a Napoli-Padova, che fortunatamente il palinsesto ci offre sul piatto d'argento. Il Napoli parte forte e dopo numerose occasioni trova al 20° il diagonale vincente con Consonni, che sembra averci preso gusto dopo il gol-vittoria contro il Teramo. Il Padova, spronato dal proprio allenatore, il coriaceo pisano Renzo Ulivieri, un paio di grandi campionati al Bologna in serie A a metà anni 90, non ci sta a fare da starring partner e risponde colpo su colpo. La partita resta equilibrata ed emozionante, soprattutto perché ad inizio ripresa si materializza la legge N 1 del calcio, gol fallito, gol subito; dopo il clamoroso palo di Abate (incontenibile), il Padova si libra in contropiede con la coppia d'attacco Ginestra/Maniero che confeziona l'assist sulla destra per De Franceschi che con un diagonale preciso infila Gianello, chapeau! 1-1, campo sempre più pesante, 45.000 napoletani spingono e tremano, superiorità numerica al 34° (espulsione di Statuto), azzurri sempre più avanti e sempre più stanchi, schemi saltati, capovolgimenti di fronte e allenatori sempre più al limite della loro area tecnica, questo è il calcio che ci piace. Quando ormai l'1-1 sembra blindato ecco che la mossa di Reja (Sosa al posto di uno spento Calaiò) dà i suoi frutti. Proprio il Pampa, Roberto Sosa, con uno stacco imperioso fa esplodere il San Paolo al 91°! Emozioni di serie A, non c'è che dire. Questa vittoria sofferta quanto spettacolare permette al Napoli di mentenere invariato il distacco dall'Avellino, che supera il Teramo solo ad una manciata di minuti dalla fine (1-0, al 42° Millesi), mentre il Rimini può addirittura concedersi il pellegrinaggio al santuario di Padova (4-2 dal Cittadella), dopo aver forse piazzato l'allungo vincente a 5 giornate dalla fine. Da segnalare la brutta sconfitta della Reggiana sul campo dell'ultima, ma mai doma Vis Pesaro ed il ritorno del Benevento, che rivede i play-off.

Ma non è finita, perché il girone A schiuma invidia per la serata di gala del San Paolo e risponde alla grande con un Pavia-Pistoiese nel posticipo del Lunedi. Un incredibile e combattuto 4-2 in favore degli arancioni che rispondono al colpo del Frosinone che si permette il lusso di battere la capolista Cremonese, che mantiene 8 punti di vantaggio proprio sul Pavia e mette un piede in B. Anche a Pavia piove per tutta la gara, ma le due squadre si contendono ogni pallone su ogni centimetro di campo disponibile. Dopo 8 minuti è Chiaretti ad aprire le danze, tap-in sulla respinta del portiere ospite Benito. Al 21° la risposta di Alteri, forse il migliore in campo con Ciullo (i due attaccanti creano scompiglio nelle difese avversarie fino all'ultimo) e Valiani, che con una percussione travolgente libera Cacia per l'1-2 allo scadere del primo tempo. Nella ripresa il copione propone il forcing del Pavia e le ripartenze della Pistoiese, che proprio su azione di contropiede trova il 3-1 ancora con Cacia all'8° del secondo tempo. Partita chiusa? Neanche per sogno! I padroni di casa danno vita ad un vero e proprio assalto all'arma bianca che si concretizza col rigore concesso, un pò generosamente a dir la verità, dall'arbitro Marelli. Chiaretti riapre la partita, ma nonostante gli assalti finali, sempre sotto la pioggia battente, sono gli ospiti a trovare ancora il gol con Tufano su azione di contropiede quando anche il recupero è ormai scaduto. La Pistoiese così si conferma in zona play-off, ma praticamente consacra la leadership della Cremonese, forse definitiva.

Infine ci concediamo di riaffermare il rammarico, dopo aver goduto di due partite di questo livello, di non poter vedere nell'intero palinsesto settimanale della Rai (servizio pubblico) una finestra sulla serie C. Siamo convinti che molti sportivi farebbero volentieri a meno di tante chiacchiere della domenica sera per 5 minuti di gol in serie C.



-> continua

giovedì, aprile 07, 2005

Euro-Derby: l'andata


Dopo la lunga attesa finalmente arriva la partita. Tensione sugli spalti, le probabili formazioni corrono per tutto lo stadio, c'è chi "è meglio non prendere goal", c'è chi "speriamo di segnare che in trasferta vale doppio", c'è chi tace e si tiene tutto dentro.

Mancano 10 minuti all'inizio, coreografie quasi pronte.
Silenzio, inizia una soave musica e dai maxi schermi cominciano a scorrere immagini del Papa. Tutti in piedi ad applaudire per 5 minuti di seguito, credenti e non credenti. Era una sensazione strana, come se gli 80 mila di S.Siro per quei 5 minuti avessero abbandonato tutti i problemi della vita quotidiana, le rivalità del tifo e tutti uniti avessero voluto dire semplicemente "ciao" a Giovanni Paolo "il Grande".

Si torna poi alla realtà dell'euroderby.
Le coreografie:
Inter: "Chi osa vince...Vincere...e vinceremo!!!"
Milan: "11 Leoni...Oggi più che mai"

Fischio d'inizio...via!
L'inter parte in quarta e prende possesso del campo, lasciando al Milan le briciole. Nel primo tempo si assiste, come non succedeva da anni, ad una insolita Inter propositiva e ad un Milan quasi svogliato, che fa fatica a giocare per mancanza di voglia. Sembra quasi che Ancelotti l'abbia studiata a tavolino la partita dicendo ai suoi, con la solita calma che lo contraddistingue: "mi raccomando non stanchiamoci troppo, tanto c'è la partita di ritorno. Amministriamo con tranquillità senza subire troppo e poi magari un gol riusciamo a farlo". La calma dei forti? La solita "fortuna" del Milan? Ormani penso che sia la prima ipotesi quella più vera. Non si possono vincere coppe e scudetti con la fortuna, o almeno solo con quella.

Ieri la differenza l'ha fatta la maggiore esperienza dei rossoneri: il gruppo gioca assieme da quasi 4 anni e certi automatismi si vedono, danno maggiore tranquillità alla squadra anche nei momenti più difficili e contro avversari molto ben organizzati, come lo era l'Inter ieri sera. In ogni azione si poteva notare che non c'era voglia di strafare da parte rossonera, mentre dall'altro lato c'era maggiore nervosismo e minore tranquillità. La calma dei forti quindi, come già alla vigilia si era notato un ambiente rossonero più pacato anche nelle dichiarazioni. E' vero che gli episodi poi decidono le parite e le chiacchere servono a poco, però se il Milan ha subito almeno 2 palle pericolose, nel primo tempo, senza prendere goal, è anche vero che l'Inter alla prima palla verso la propria porta ha subito la rete. Questo accade da inizio stagione e i 16 punti che dividono Milan e Juve dall'Inter stanno proprio qui, nel numero di goal subiti: si possono creare anche parecchie occasioni limpide da goal, ma se alla prima contro si subisce, è tutto lavoro gettato all'aria.

Secondo tempo di marca più rossonera, per un calo dei nerazzuri che regalano anche il bis al rientrante Shevchencko.

Martedì prossimo si replica.
Attendiamo ancora con ansia il fischio d'inizio della gara!

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Qui Anfield: Amicizia


Dopo 20 anni si è rigiocata, per volere del fato e dell'urna Uefa, una partita che ebbe un contorno a dir poco allucinante. Tutti sapete cosa è successo, non lo staremo a spiegare un'altra volta.
Trovo però abbastanza inutili tutte queste celebrazioni in ricordo di quello che è stato dopo tutto questo tempo: se l'urna non avesse messo di fronte Liverpool e Juventus qualcuno si sarebbe ricordato di quei morti? Sarò forse un po' duro però in tutti questi anni non ricordo un episodio commemorativo da parte della società bianconera o di quella inglese.

Fin troppo facile adesso, con la scusa della partita, ricordare!
Le famiglie delle vittime, da sempre non considerate dalla dirigenza juventina, protestano. Ma come in vent'anni il nulla e adesso questa buffonata? Sono state messe delle targhe per ricordare le vittime, ma per la volontà delle famiglie, non per merito della Signora.
Non voglio giudicare nessuno e non conosco fino in fondo tutti i dettagli di questa vicenda, ma da fuori quello che si percepisce, è il solito atteggiamento di facciata del "va fatto"!

Peccato sia stato fatto male e troppo tardi!

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lunedì, aprile 04, 2005

Champions League: Quarti in TV



Quarti di finale di andata, le partite in chiaro:

Martedi 5 - Rete 4, ore 20.35 - Olympique Lione - PSV Eindhoven

Mercoledi 6 - Canale 5, ore 20.40 - Milan - Inter

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sabato, aprile 02, 2005

Una Pausa Di Riflessione

Per una volta, saggiamente, ci si ferma davanti alla realtà concreta, purtroppo tragica, e scendono in campo i valori della vita, quella che si svolge nella quotidianità degli uomini e delle donne, che duramente e crudelmente si impone e si riappropria del tempo e dello spazio quotidiano. Si esce dall'impasse di stampo filosofico sul rapporto fra Tv e mondo, quello fra il gioco e l'affare, il reality e la finzione, fra lo spettatore ed il cliente/consumatore. Lo sport tutto, almeno in Italia, si ferma per pregare al capezzale del Papa. Saggiamente, diciamo noi. Spesso, davanti anche ad eventi gravissimi e luttuosi, la legge del "paghi solo quello che vedi", degli affari e del denaro si è legittimata dietro il solito ritornello, "the show must go on", lo spettacolo deve continuare. Lo spettacolo prima di tutto, che vuol dire soldi, tanti soldi. Forse la portata e l'imponenza di questo momento difficile, sia essa anche mediatica ovviamente, ha molto da insegnarci. La realtà è ancora in grado di essere concreta, aldilà degli schermi perversi della TV e di una informazione che viaggia alla velocità della luce stordendoci all'interno di un circolo vizioso del quale è difficile anche solo rendersi conto. La realtà ci ricorda che lo sport, nel nostro caso il calcio, è prima di tutto un gioco, poi semmai e non sempre, uno spettacolo. Certo per noi accaniti, un week-end senza calcio è difficile da spendere, ma ogni tanto, una pausa di riflessione serve. Il mondo del calcio ha bisogno di riflettere in un momento in cui i nodi sono ormai al pettine e i vertici del nostro amato gioco stanno prendendo decisioni in alcuni casi dissennate, spesso sottomesse alle regole affaristiche dello spettacolo che deve continuare a tutti i costi (leggi "guadagni" stratosferici). Per una volta, il CONI si è assunto una responsabilità, prendendo una decisione giusta. Per questo week-end facciamo volentieri a meno del super-spot e dei gol di Kakà e Trezeguet. Riflettiamo al capezzale di un Papa che, fuori da ogni speculazione, si è sempre schierato dalla parte dei deboli, spesso sparando a zero sulla globalizzazione selvaggia, le ideologie di mercato e lo sfruttamento dell'uomo. Ma stavolta lo spettacolo si ferma, speriamo a riflettere su sé stesso. Peccato che la Formula1 non rientri nel limite dei costi che ci si pùò permettere di rischiare. Ci sono ancora troppi soldi in gioco.

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