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Il Blog del Calcio

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martedì, febbraio 15, 2005

Se Ve Famo Er Terzo...


Carlo Mazzone, "Sor Carletto" per gli amici, 67 anni il prossimo 19 Marzo, praticamente tutti spesi (bene) nel mondo del calcio, quest'anno alla guida del bologna in serie A. Miglior risultato con la Fiorentina nella stagione 76/77 (3° posto), tante promozioni, soprattutto innumerevoli salvezze, solo una volta l'onta della retrocessione quando, subentrato a Gregorio Perez alla guida del Cagliari alla 7a giornata del campionato 96/97, perse lo spareggio (3-1) col Piacenza. Superate abbondantemente le 1000 panchine nei professionisti, è considerato il "decano" del pallone, il cuore pulsante e l'anima di tutta quella parte "provinciale" ed "operaia" del calcio italiano.
La Presentazione era di rito, anche se il personaggio lo conosciamo tutti, burbero, irascibile, irriverente, comico, commovente. Lui è uno che nel calcio ci mette tutto sé stesso e per questo, più il calcio diventa "MoDeRnO", più sente il bisogno di dire la sua, perché i suoi valori e la sua esperienza cozzano sempre più con la direzione perversa che il nostro amato pallone si ostina a prendere.
Anzitutto la passione. Il 30 Settembre 2001 il suo Brescia soccombe per 1-3 in casa contro l'eterna rivale Atalanta. Sul gol del 2-3 Sor Carletto, pizzicato dalle telecamere, risponde così agli sfottò dei tifosi ospiti: "Se ve famo er terzo ve vengo sotto a curva, ve vengo!". Succede che al secondo minuto di recupero, Rinaldi (Atalanta) sbaglia porta ed infila il 3-3. Ebbene ogni promessa è debito: Mazzone, allora sessantaquattrenne, si beve 80 metri come fossero un bicchier d'acqua con uno scatto da trentenne senza che nessuno riesca a fermarlo! Ecco, il calcio che ci piace, che non si gioca nei palazzi, a tavolino, dopo il superspot o in stucchevoli campi in lattice, ma bensì nel fango e nel sudore è soprattutto questo.
L'esperienza. Nell'estate 2000, quando ormai "Baggio al Brescia" sembrava fatta, Mazzone disse del campione che si sentiva messo da parte: "...gli ho telefonato e gli ho detto a Robbè, se vieni, guarda che qua c'è da ballà er cha cha cha tutte e domeniche!" e "Robbè" accettò. Ma senza andare tanto lontano, non più di un mese fa, Mazzone col suo Bologna si viene a prendere tre-punti-tre a San Siro contro il Milan, suscitando le ire dei "benpensanti" del pallone. Alla D'Amico (l'unica cosa deliziosa di SKY) dichiara dopo la partita: "abbiamo giocato na partita de vecchio stampo, come ai bei tempi". Il calcio che ci piace, dove non vince per forza chi ha più soldi, dove il gol te lo devi sudare col coltello fra i denti e col cuore in gola, o difenderlo, dipende dai punti di vista, è anche questo.
Infine, la saggezza. Stavolta Sor Carletto ce l'ha addirittura con qualche suo giocatore, reo di aver perso troppo poco tempo fra una buona prestazione e la corsa alla cassa del presidente! Proponendo la sospensione dei rinnovi contrattuali almeno fino ad Aprile, dichiara alla stampa: "Non è giusto che un giocatore perchè ha fatto due buone prestazioni corre a batter cassa mettendo a repentaglio il bilancio, magari di una piccola società, a metà stagione". Non fa una grinza e soprattutto vale per tutti. Il calcio che ci piace, infatti, non è quello dei mercenari, degli approfittatori, degli strateghi del marketing e dei "grandi capi", ma quello degli umili, che ogni partita sentono di dover dimostrare quanto valgono, sia che si sveglino presto per andare a tirare quattro calci senza scoraggiarsi perché piove ed il campetto sotto casa è fradicio, sia che si trovino un pomeriggio a giocare in serie A. Il calcio si ama quando si perde e quando si vince, nella sofferenza del 90° che non arriva mai e nella gioia del supergol, nell'errore dell'arbitro che sbaglia a tuo sfavore e in quello a tuo favore, nel suo infinito rotolare e nelle chacchiere da bar del giorno dopo.
E siccome il calcio MoDeRnO è sempre meno tutto questo, sentiamo il bisogno di scrivere ed esprimere il nostro dissenso, aggrappamdoci e magari chiedendo aiuto ad uno che ha le idee "giuste", che il calcio lo ha sempre amato e lo vorrebbe salvare, uno che si mette in gioco tutte le domeniche e non ha santi in Paradiso. Noi non vogliamo 300 telecamere, 200 moviole, superspot, gelidi campi di gomma sintetica; soprattutto non vogliamo il Carraro di turno, che tanto sa di vetusta nomenclatura bulgara (è stato eletto col 95% dei voti... ce n'era proprio bisogno?) alla guida del baraccone. Noi vogliamo tanti Mazzone, che mettano in campo tutta la loro passione, la loro esperienza, la loro saggezza ed il loro cuore. Lui ci crede ancora, altrimenti a 67 anni avrebbe mollato; e se ci crede lui, ci crediamo anche noi.

Questo calcio ci fa SKYfo!

GoRyJo€