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Il Blog del Calcio

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giovedì, febbraio 17, 2005

Calcio in 16:9


"Soldi, soldi, soldi...money, money...dinero!"...Cantavano così i Litfiba (ancora con Pelù) più di 10 anni fa in una loro canzone. Potrebbe essere la sigla di apertura delle partite di questi ultimi tempi, diciamo 2 o 3 anni, in cui stiamo assistendo ad un mutamento del nostro pallone verso qualcosa di indefinibile. Facciamo una considerazione molto semplice: il numero di partite che da settembre (agosto) a maggio le squadre in media devono affrontare tra campionato e coppa Italia. A questo aggiungiamo le coppe europee a cui molte delle nostre squadre partecipano. Il numero totale è imbarazzante e lo è ancora di più se si fa una media con i giorni a disposizione: una partita ogni 3/4 giorni!!!
La domanda a questo punto è la seguente: perchè? a chi interessa che si giochi quasi tutti i giorni? Risposta: per la TV che paga per tutto questo.

Andiamo con ordine. Si gioca sempre e comunque, caldo, freddo non importa, basta solo che la telecamera inquadri gli sponsor. Non è importante se ciò che si vede è di qualità bassa come è successo qualche settimana fa a Bergamo per un turno di coppa Italia tra Atalanta e Inter: campo ghiacciato, temperatura -4°, difficoltà da parte dei giocatori a rimanere in piedi, rischio per gli stessi di infortunarsi più facilmente...uguale...partita ai limiti della decenza! Perchè si gioca quindi anche in queste condizioni? Non sarebbe stato più saggio rimandarla? Certo ma a quando?Il calendario è così fitto che non ci sta neache uno spillo.

Soldi, si diceva, ormai l'unico elemento per cui la domenica, ma ormai non l'unico giorno, si "deve" scendere in campo. La PAY-TV del satellite e ora il tanto pubblicizzato DIGITALE TERRESTRE sono i missili giunti a destinazione, che hanno centrato il bersaglio: legare le persone alla poltrona di casa, svuotare progressivamente gli stadi, ridurne la loro capienza per contenere meno pubblico ma facendo pagare loro il biglietto più caro, di quello che già è adesso. Non più un calcio fatto dai tifosi, dal loro calore, dalla loro passione, dalla rivalità sportiva, dai diversi colori di cui si tingono le città nei loro derby, ma un calcio fatto da televisori e da persone che potranno "permettersi" il lusso di vedere i giocatori dal "vivo".

Le tifoserie già da qualche settimana hanno iniziato la loro protesta contro il caro biglietti, inteso per i settori "popolari": la Lega con bei sorrisi e promesse ha già detto tante belle cose, peccato che non sia ancora cambiato nulla e nulla cambierà perchè a chi controlla il pallone va bene così.
Non si riesce proprio a capire perchè un bel gioco possa essere rovinato e trasformato nel "giocattolo" di pochi potenti che lo usano come farebbe un bambino piccolo, per poi gettarlo quando se ne è stufato. Si rischia in questo modo di arrivare ad un punto di non ritorno, di giocatori-robot controllati da i fili del consumismo e del denaro, attori di un film in cui non saranno più protagonisti, che assumerà tinte scure e angoscianti.
Lo spettacolo sportivo, sta lasciando spazio ad una rappresentazione sempre più in 16:9 in cui "paghi solo quello che vedi" perchè "non c'è abbonamento".

Accendiamo la TV quindi, clicchiamo sul canale preferito e che lo spettacolo inizi!
Io preferisco spegnere tutto.