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Il Blog del Calcio

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venerdì, febbraio 18, 2005

Addio Omar


Omar Sivori è morto ieri, un cancro al pancreas lo ha portato via, ma solo dalla superficie terrestre, perchè nella storia del calcio e nel cuore di tanti è immortale.
Nato nel 1935 arriva in Italia nel '57 quando passa dal River Plate alla Juventus. Sono otto stagioni quelle in bianconero che lo vedono protagonista (nel bene e nel male) della vittoria di tre scudetti e tre coppe Italia. Per il suo dribbling la critica usa per la prima volta il termine "ubriacante". Sivori umilia generazioni di terzini, e tutti i suoi 166 gol in bianconero (anche i più banali) portano la firma del grande fuoriclasse tutto genio e sregolatezza. Se il genio è espresso con tunnel, scatti brucianti, finte, pallonetti e exploit balistici, la sregolatezza è tutta nel suo eccessivo furore agonistico che non si placa di fronte a nessuno e che sfoccia in provocazioni sopra le righe, pestoni, entrate "sporche", sputi ed insulti. Famoso l'annedoto di John Charles, (che insieme a Boniperti e Sivori formerà lo storico trio della Juve dei tempi), che durante una sfuriata di Sivori contro l'arbitro, per placare la sua ira lo prende da parte e lo schiaffeggia.
Nella stagione 59/60 è capocannoniere con 27 gol, di cui sei li rifila all'Inter in un'epocale Juventus Inter 9-1.
L'Europa, seppur avara di trofei nei suoi confronti, non è totalmente priva di soddisfazioni e nel 61', anno in cui viene premiato col pallone d'oro, la Juve espugna per la prima storica volta il Bernabeu proprio con un suo gol.
Nel '69 passa al Napoli dove segna con regolarità anticipando le gesta di un'altro grande argentino, al quale però non ama essere paragonato: Diego Armando Maradona.
Tornato in Argentina si ritira nella campagna di Buenos Aires dove apre un'azienda agricola, ma torna regolarmente in Italia dove appare spesso in trasmissioni televisive. Nel 1994 riallaccia i rapporti con la vecchia Signora come osservatore per l'Argentina.
La sua morte lascia un vuoto incolmabile, quello di un campione "nato" e non "costruito" per il calcio, quello di un giocatore come se ne vedono sempre più di rado in un calcio esasperato tatticamente e sempre più avaro di classe cristallina e fantasia.
Addio Omar.